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Tuesday, September 26, 2017 ..:: Attiità Fisica » Le donne vivono di più ::.. Register  Login
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Perchè le donne vivono di più?

E’ un dato di fatto assolutamente incontestabile, confermato da tutti i dati statistici sia Italiani che internazionali. Secondo le rilevazioni ISTAT (Dal rapporto annuale 2012, la situazione del paese), la speranza di vita alla nascita, in costante crescita dal 1961 ad oggi, è di 79,4 anni per gli uomini e di 84,5 per le donne.

Quindi le donne vivono mediamente ben 5 anni più degli uomini, anche se negli ultimi 10 anni questa differenza è diminuita; nel 2001 era di 6 anni.

Perché?
Non ho trovato riferimenti a studi clinici condotti con metodo scientifico aventi come obiettivo il determinare le reali cause di queste differenze di aspettativa di vita fra uomini e donne; in generale, quando si affronta questo tema in termini generali (quindi senza il supporto di trial clinici con valore scientifico) si tende a attribuire questa differenza a ragioni biologiche: minori resistenze immunitarie, maggiori rischi di patologie cardiovascolari e respiratorie ecc.
 
Queste ragioni biologiche non spiegano però le sensibilmente diverse differenze di aspettative di vita per uomini e donne che si riscontrano in paesi diversi; sempre secondo il rapporto annuale Istat 2012, nelle repubbliche baltiche la differenza di genere è di 10-11 anni, mentre nel Regno Unito è inferiore ai 4 anni.
 
Sulla base di questi dati si possono fare delle ipotesi diverse per motivare le differenze di genere; forse ci sono anche cause di natura biologica, ma sicuramente, e forse con un peso maggiore, ci sono cause di natura comportamentale. In altre parole, è il diverso comportamento nella vita di tutti i giorni degli uomini e delle donne che favorisce la maggiore aspettativa di vita delle donne rispetto agli uomini. In tutti i paesi del mondo ci sono le stesse sostanziali differenze comportamentali delle donne rispetto agli uomini, soprattutto nell’età più avanzata. Le attività domestiche accompagnano la donna fino all’ultimo giorno in cui ha la capacità di svolgere in modo autonomo le attività di tutti i giorni. E le attività domestiche impegnano il corpo, ma soprattutto la mente. Ogni mattina la donna deve programmare la giornata o la settimana; la pulizia e la sistemazione della casa, la spesa, la cucina, l’abbigliamento personale e del compagno, e magari anche dei figli, l’igiene e l’estetica personale. Tutte attività che tengono impegnato il corpo ma soprattutto la mente, e per le quali è necessario prendere delle decisioni, più o meno impegnative, che però rappresentano condizioni di stress limitate (oddio! Mi sta bruciando il soffritto!), ma sufficienti a determinare la produzione e la messa in circolo di adrenalina, in quantità sufficiente a produrre una serie di effetti positivi per l’organismo. L’adrenalina è infatti l’ormone prodotto dalle ghiandole surrenali che interviene nelle situazioni in cui l’organismo deve reagire con tempestività esprimendo il massimo delle sue potenzialità nervose e muscolari. Questo aumento temporaneo delle potenzialità dell’organismo dipende dai seguenti effetti dell’adrenalina sul sistema nervoso simpatico: aumento della frequenza cardiaca e del volume sistolico (e di conseguenza della gittata cardiaca), deviazione del flusso sanguigno verso i muscoli, il fegato il miocardio e il cervello, dilatazione dei bronchi con conseguente aumento della capacità respiratoria, e aumento della glicemia con conseguente aumento dell’apporto energetico per il metabolismo delle cellule muscolari e del sistema nervoso.
 
Sappiamo che per l’uomo, ed in particolare per l’anziano in pensione, in generale non è così. Nella maggior parte delle situazioni l’uomo in pensione tende a ridurre notevolmente le sue attività, sia fisiche che mentali. Poltrona, televisione, partite a carte al bar; ciondolamento in casa fra una stanza e l’altra in attesa di mettersi a tavola per la cena o per il pranzo. Tutte situazioni che tendono a ridurre le condizioni ottimali di funzionamento fisiologico dell’organismo, con aumento dei fattori di rischio, aumento delle condizioni che favoriscono le patologie cronico-degenerative e,soprattutto, diminuzione della qualità di vita. E con la cessazione dell’attività lavorativa cessano anche le condizioni di stress che caratterizzano qualsiasi attività lavorativa, e conseguentemente gli effetti positivi per l’organismo della conseguente produzione di adrenalina. Però, anche di fuori dell’ambiente lavorativo possono verificarsi condizioni di stress o condizioni in cui è necessario chiedere al nostro organismo particolari condizioni di impegno fisico e mentale: un’arrabbiatura improvvisa; la necessità di sollevare un grosso peso o di fare una rampa di scale; condizioni quindi che possono determinare scariche di adrenalina, con tutte le conseguenti azioni attivate dal sistema nervoso simpatico. Ma in questi casi la scarica di adrenalina potrebbe avere effetti negativi, a causa della ridotta attitudine dell’organismo di reagire a condizioni di stress e di aumento improvviso dell’attività fisica. Impreparato a sopportare un improvviso aumento della frequenza cardiaca o del maggiore afflusso di sangue al cervello, con aumento del rischio di infarto. Pertanto, nel programmare le attività per impegnare il corpo e la mente, inserire la partecipazione ad eventi che possono determinare stress e produzione positiva e controllata di adrenalina. Ad esempio partecipazione a qualche gara (di corsa, di bocce, di briscola); o anche qualche attività pi impegnativa che richieda di sostenere degli esami, come ho fatto io, frequentando il corso di laurea in fisioterapia e sostenendo i relativi esami. Un giorno, in attesa della chiamata per un esame, la mia frequenza cardiaca era di 90 pulsazioni al minuto, mentre la mia frequenza a riposo e in condizioni normali è di 52 battiti al minuto.
 
Questo è quello che succede in generale; ovviamente ci sono i casi particolari. Ed è da questi che si dovrebbe prendere spunto per cambiare lo stile di vita; per ridurre il gap uomo-donna nell’aspettativa di vita, ma soprattutto per ridurre le condizioni che determinano disabilità e quindi peggioramento della qualità di vita.
 
Cosa si può fare? Tante cose. In primo luogo l’esercizio fisico. E’ scientificamente dimostrato che l’esercizio fisico migliora anche il sistema nervoso, ed in particolare le capacità cognitive (6,7). Quale esercizio fisico? La parte seconda di questo libro è dedicata in particolare e questo tema, perché l’esercizio fisico dovrebbe essere prescritto in funzione dell’età del sesso e delle condizione fisiche della persona. Si può peraltro affermare in termini generali che 4-5 camminate alla settimana sono consigliabili.
 
Ci sono poi tanti altri modi per tenere impegnato corpo e mente: hobby creativi come il modellismo, la pittura o il bricolage; il giardinaggio e l’orticoltura per chi ha la fortuna di disporre di un pezzo di terra; l’hobby della cucina, soprattutto se finalizzato a sperimentare ricette dietetiche; il volontariato, il cui ruolo sta diventando sempre più importante con l’aumento generalizzato dell’aspettativa di vita che tende a rendere disponibili un maggior numero di persone, ma nello stesso tempo tende ad aumentare il numero di persone con disabilità bisognose di assistenza.
 

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 Dott. Graziano Ferrini Minimize

Dott. Graziano Ferrini
Fisioterapista
Trattamento di
Riabilitazione post operatoria e post traumatica
Assistenza domiciliare

 

Tel. 02-9818568 - 348-0500679

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