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I PROBLEMI DEL PODISTA AMATORIALE 

Microtraumi: un falso luogo comune
Su questo punto è necessario fare chiarezza di un luogo comune, purtroppo molto diffuso anche negli ambienti sanitari con limitata esperienza sul tema specifico, e cioè che la corsa di lunga durata praticata per anni crei dei microtraumi che, prima o poi, causino delle lesioni in qualche componente delle articolazioni degli arti inferiori: cartilagine, legamenti, tendini, muscoli, capsule articolari, capi ossei.
La possibilità che si verifichino delle microlesioni e dei conseguenti disturbi dipende dalla “qualità” dell’attività praticata e non dalla “quantità” e quindi dai chilometri percorsi.
Per “qualità” si deve intendere il tipo e l’intensità dell’attività podistica svolta in relazione all’età ed alle caratteristiche fisiologiche del soggetto. E’ dimostrato che la capacità di prestazione di una persona dipende dall’età, anche se i dati da noi elaborati e riportati nei grafici e nelle tabelle della tesi di laurea dimostrano che una persona bene allenata fisicamente predisposta di oltre 70 anni è in grado di completare la maratona in tempi inferiori a giovani meno allenati e meno fisicamente predisposti. E’ peraltro essenziale tener conto anche delle caratteristiche fisiologiche e strutturali del soggetto, come ad esempio valgismo e varismo delle ginocchia, presenza di limitazioni da traumi pregressi come lesioni a legamenti, menischi o alterazioni cartilaginee.
Ma se viene svolta l’attività corretta in termini di tipologia e intensità, in assenza di condizioni limitanti, è possibile percorrere migliaia di chilometri a tutte le età senza incorrere in disturbi legati all’attività podistica.
Chi scrive può presentarsi sicuramente come testimonial di quanto sopra affermato, avendo percorso, in oltre 35 anni di attività podistica amatoriale, più quarantamila chilometri di corsa (di cui ventimila ufficialmente registrati nelle manifestazioni FIASP) ed oltre trenta maratone. E tutto questo senza conseguenze ai tre componenti articolari degli arti inferiori: anche, ginocchia e caviglie.
 
E se fa male il ginocchio?
Bisogna peraltro riconoscere che, prima o poi, alla stragrande maggioranza dei podisti amatoriali, capita che comincia a far male un ginocchio, o un piede, o il tendine d’Achille; ovviamente è successo anche a me. Cosa fare in questa situazione? Si va dal medico, che di norma prescrive antidolorifici, antinfiammatori e riposo. Passa il dolore, si ricomincia a correre e il dolore ritorna. Si torna dal medico, e questa volta diventa necessario un esame più approfondito: radiografia o risonanza magnetica che spesso, fortunatamente, non mostrano lesioni evidenti, o comunque tali da far pensare alla necessità di interventi chirurgici (lesioni ai menischi o ai legamenti). Allora cosa fare? Quale può essere la causa del dolore? Come intervenire se vogliamo continuare la nostra passione della corsa?
 
Dolori alle ginocchia: le cause possibili
Ovviamente, nel caso di gravi lesioni ai menischi o ai legamenti, il ricorso al chirurgo potrebbe essere inevitabile. Però spesso, fortunatamente, il dolore alle ginocchia (coma anche alle altre articolazioni, può dipendere “semplicemente” dal fatto che “motori” del movimento articolare, cioè i muscoli, non lavorano in modo corretto.
La meccanica della corsa è il risultato del movimento armonico e coordinato di flesso-estensione e rotazione della coscia sul bacino, di flesso-estensione del ginocchio, mentre l’insieme caviglia-piede svolge un complesso lavoro di spinta e sopratutto di regolazione dell’impatto sul terreno. Il motore di questo movimento armonico e coordinato è costituito da un complesso di ben quarantatre muscoli o gruppi muscolari per ognuno dei due arti inferiori: undici gruppi muscolari regolano il movimento della coscia sul bacino; sette grossi muscoli controllano la flessione e l’estensione del ginocchio; i dodici gruppi muscolari della gamba, con la collaborazione di ben 13 gruppi muscolari del piede sono gli ammortizzatori dell’impatto sul terreno e concorrono alla fase di spinta della corsa.

 

 

In particolare, l’analisi meccanica della corsa ha rilevato che il quadricipite è sottoposto ad un carico di lavoro proporzionalmente inferiore rispetto ad altri muscoli dell’arto, crendo quindi uno squilibrio. Inoltre, come dice lo stesso nome, il quadricipite è costituito da quattro muscoli che confluiscono nel tendine rotuleo, per cui una anomalia anche di piccola entità della fase di appoggio e spinta può determinare uno squilibrio nel tono e nel trofismo di due dei muscoli del quadricipite: il vasto mediale e il vasto laterale. Questi squilibri possono essere responsabili delle tensioni anomale sull’articolazione del ginocchio e dei conseguenti disturbi e dolori. In questo caso, con adeguati e mirati esercizi di rinforzo e di stretching è possibile ripristinare il corretto equilibrio e eliminare i disturbi. Chi scrive può esserne testimone, avendo avuto, come tanti podisti, problemi alle ginocchia, completamente risolti con esercizi specifici di rinforzo del quadricipite.

 

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 Dott. Graziano Ferrini Minimize

Dott. Graziano Ferrini
Fisioterapista
Trattamento di
Riabilitazione post operatoria e post traumatica
Assistenza domiciliare

 

Tel. 02-9818568 - 348-0500679

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