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Tuesday, September 26, 2017 ..:: In Forma » Problemi alla Spalla ::.. Register  Login
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 LA SPALLA DOLOROSA Minimize

L’articolazione della spalla

Il complesso osteo-articolare e muscolare della spalla,  è probabilmente quello che presenta gli aspetti più significativi dal punto di vista delle caratteristiche funzionali, e di cui non ci rendiamo conto quando utilizziamo gli arti superiori per le nostre attività quotidiane: l’igiene personale del mattino, il vestirsi, il mangiare, il guidare, lo scrivere a mano o con il computer, e così via per tutte le altre attività quotidiane di lavoro o di svago. O forse ce ne rendiamo conto quando temporaneamente, per qualche ragione, ci troviamo ad avere qualche limitazione nell’uso di una mano o di un braccio.
Questa grande capacità e flessibilità funzionale della spalla e, più in generale, dell’arto superiore, è il risultato di numerosi componenti strutturali (ossa. muscoli, legamenti), che formano un insieme organico estremamente complesso, e per questo anche molto delicato, nel caso venisse a mancare l’equilibrio fra alcuni di questi componenti. Che sono, solo per parlare della spalla, tre ossa articolate fra loro (omero, scapola e clavicola), almeno 14 muscoli e 8 legamenti oltre alla capsula articolare che circonda, rinforza e protegge tutta l’articolazione scapolo-omerale.
 
Un elemento fondamentale che caratterizza la possibilità di movimento sui tre piani è la forma geometrica dei due componenti fondamentali: la testa dell’omero, e la cavità glenoidea della scapola in cui si inserisce la testa dell’omero. In particolare, la testa dell’omero ha un forma semisferica, mentre la cavità glenoidea ha la forma di una porzione di sfera cava (vedi figure).
 
Come si può notare dalla figura, la porzione di sfera cava che costituisce la cavità glenoidea, in cui si inserisce la testa dell’omero, è molto piccola, e questo consente ampie possibilità di movimento alla testa omerale, e quindi al braccio. Questo risponde quindi all’esigenza di mobilità, però rappresenta anche una conformazione geometrica di scarsa stabilità. Il compromesso fra l’esigenza di mobilità e la necessità di stabilità dell’articolazione è assicurato un sistema integrato di componenti composto da:
1) tre componenti ossei, e quindi rigidi, composti da scapola, clavicola e omero, articolati fra di loro, assicurando peraltro un collegamento notevolmente flessibile alla parte più rigida del corpo umano, costituita dalla parte toracica della colonna vertebrale, dalla gabbia toracica e dalla sterno.
2) un complesso di 14 muscoli che in modo sinergico concorrono contestualmente sia alla stabilità della spalla che alla mobilità del braccio,.
3) un complesso capsulo-legamentoso che tiene uniti i tre componenti rigidi, consentendo peraltro la mobilità del braccio quasi a 360°.
 
Un problema particolare per assicurare la stabilità durante il movimento del braccio è rappresentato dalla dimensione limitata della superficie concava della scapola in cui ruota la testa omerale (vedi figura). La componente legamentosa non potrebbe assicurare sufficiente mobilità all’articolazione, a causa della rigidità fisiologica dei legamenti.
 
Il processo evolutivo degli arti superiori ha risolto questo difficile problema con il gruppo muscolare della cuffia dei rotatori (sopraspinato, sottospinato, sottoscapolare e piccolo rotondo), che, sfruttando le capacità elastiche e contrattili dei muscoli concorrono al mantenimento della testa omerale nella sede corretta durante tutti i movimenti del braccio; ma nello stesso tempo possono svolgere un’azione sinergica con i muscoli che svolgono un ruolo principale nei movimenti del braccio, e cioè:
 
-          il sopraspinato concorre con il deltoide al movimento di abduzione del braccio;
-          Il piccolo rotondo e l’infraspinato concorrono al movimento di rotazione esterna con le fibre posteriori del deltoide
-          Il sottoscapolare concorre con il grande pettorale e il grande rotondo nel movimento di rotazione interna del braccio
 
Durante il movimento del braccio i quattro muscoli della cuffia devono regolare il loro livello di contrazione in modo tale che il centro di rotazione della testa dell’omero coincida con il centro geometrico dell’emisfera concava della cavità glenoidale; in particolare, quando il braccio viene alzato il sopraspinato dovrà contrarsi in accorciamento, ma contestualmente, il piccolo rotondo dovrà allungarsi, mantenendo peraltro il livello di contrazione necessario per mantenere centrata la testa dell’omero. Analogamente, ad esempio, quando il braccio viene portato esternamente, in un movimento di rotazione esterna della testa dell’omero, dovrà contrarsi in accorciamento il muscolo sottoscapolare, mentre il sottoscapolare dovrà contestualmente allungarsi, mantenendo la contrazione necessaria per assicurare il mantenimento della coincidenza fra centro di rotazione della testa dell’omero e centro geometrico dell’emisfera cava. 
Gli schemi delle figure successive mostrano come potrebbe posizionarsi la testa omerale rispetto al centro geometrico di rotazione ideale nel caso di squilibrio di uno o più muscoli della cuffia dei rotatori
Nel primo caso la testa dell’omero risulta più in basso rispetto al centro geometrico di rotazione. Questo è un caso che si verifica con una certa frequenza, spesso dovuto a lesioni muscolari o tendinee del muscolo sopraspinato. Lesioni spesso dovute alle forti e ripetute sollecitazioni derivanti dal trasporto di oggetti più o meno pesanti: borse, sacchetti della spesa, valigie ecc.
 
Il secondo caso mostra uno spostamento della testa dell’omero in senso laterale; anche questa è una condizione determinata da uno squilibrio fra il trofismo del sottospinato e del suo antagonista, il sottoscapolare. Di norma, infatti, nella vita di tutti i giorni, sono più frequenti e di maggior impegno i movimenti che richiedono il lavoro di contrazione del sottoscapolare, rispetto a quelli del suo antagonista sottosponato.
 
 
 
 
 
Le cause del dolore alla spalla.
Come per tanti altri disturbi e patologie, le cause del dolore alla spalla possono essere le più diverse, ed è sempre consigliabile seguire un corretto iter diagnostico per cercare di identificarle; quindi prima di tutto il medico di famiglia, e quindi uno specialista: l’ortopedico, meglio se specializzato nei disturbi della spalla o il fisiatra. E’ però possibile, come succede in molti casi, che anche le analisi più specifiche che possono essere effettuate, in particolare la risonanza magnetica, non evidenziano elementi patologici specifici. Infatti la causa del dolore può essere semplicemente dovuta al fatto che lo stile di vita. le posture quotidiane che assumiamo quotidianamente nel corso delle nostre occupazioni di lavoro, di studio o di hobby, abbiano determinato lo squilibrio muscolo tendineo; un muscolo ipertrofico o accorciato crea una maggiore tensione; un muscolo ipotrofico o allungato non controbilancia correttamente l’antagonista, qualche tendine striscia in modo anomalo contro i capi ossei, si infiamma e fa male.
Pensiamo alle che condizioni evolutive che hanno determinato lo sviluppo dell’arto superiore; i movimenti del braccio e della mano sono serviti, e servono fortunatamente anche oggi, per la funzione egemonica fondamentale dell’alimentazione: procurarsi il cibo, magari con azioni più o meno complesse e pesanti come la caccia o la raccolta di frutti della terra, preparare il cibo in modo che possa essere messo in bocca e masticarlo, e infine portarlo alla bocca.
Oggi, potremmo dire anche, per nostra fortuna, che le braccia e le mani ci servono per fare molte altre cose; dallo scrivere, all’utilizzare strumenti musicali, al dipingere o disegnare, all’utilizzare computer e telefonini; utilizzo di strumenti vari per svolgere le attività quotidiane di lavoro o di casa e così via.
E per vari questi lavori, nella maggior parte dei casi, facciamo lavorare i muscoli “al minimo”. Qualsiasi motore, anche quelli meccanici, se si fanno lavorare per troppo tempo al minimo, quando poi si chiede di lavorare la massimo si rompono. E quello che spesso succede al nostro “motore”; se per troppo tempo si fanno lavorare al minimo, diventano logicamente “ipotrofici”, cioè perdono forza e si riduce il nutrimento sanguigno, a causa, o sarebbe meglio dire grazie, a quel meraviglioso meccanismo del nostro organismo che in qualsiasi situazione statica o di movimento, organizza il sistema metabolico e posturale per ottenere l’obiettivo con la minima spesa energetica. E cosi, quando chiediamo al nostro motore muscolare qualche cosa in più, non si rompe (come potrebbe succedere ad un motore meccanico), grazie al meccanismo di difesa costituito dal “dolore”, che in molte situazioni è un meccanismo di protezione, come la reazione che ci fa ritirare la mano quando tocchiamo qualche cosa che punge, e che potrebbe quindi danneggiare la nostra cute, o un oggetto che scotta.
 
Le limitazioni funzionali
Il dolore, spesso si presenta di notte, con la difficoltà di trovare una posizione in cui il dolore si senta di meno e consenta di riprendere sonno. Inoltre limita l’escursione articolare riducendo la capacità di effettuare alcuni movimenti della vita di tutti i giorni esercitando un forza sufficiente a svolgere la funzione richiesta. Per le donne può risultare molto difficile, se non impossibile, mettere le mano dietro la schiena per allacciare il reggiseno. Si possono incontrare difficoltà a prendere oggetti posti in alto; difficoltà a prendere il portafoglio dalla tasca posteriore o ad allacciare la cintura di sicurezza dell’automobile. Si possono incontrare difficoltà ad utilizzare il cavatappi per togliere il tappo di sughero ad una bottiglia o ad usare il coltello a tavola per tagliare la carne.
 
Trattamento della spalla dolorosa
Il trattamento della spalla dolorosa si basa prevalentemente su esercizi finalizzati a restituire, per quanto possibile, tono e trofismo muscolare (e quindi aumento della circolazione sanguigna ed apporto di lubrificante) ai numerosi muscoli che circondano l’articolazione scapolo-omerale e che permettono alle braccia un movimento a 360 gradi (o quasi). Poiché i muscoli deputati al movimento delle braccia sono numerosi, i movimenti di miglioramento del tono muscolare devono essere fatti secondo diverse direzioni, tenendo conto delle limitazioni articolari e di forza muscolare, che devono essere attentamente valutati prima di impostare il programma di trattamento.
I trattamenti, effettuati dopo una analisi della documentazione clinica (Diagnosi cliniche e referti di radiografie e risonanze) e una attenta valutazione articolare e muscolare, prevedono:
- la mobilizzazione dell’articolazione scapolo-omerale con la tecnica della decoaptazione;
- mobilizzazioni articolari passive autoassistite
- esercizi di rinforzo muscolare assistiti, con l’utilizzo di elastici e pesi, su tutti i piani di movimento del braccio

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 Dott. Graziano Ferrini Minimize

Dott. Graziano Ferrini
Fisioterapista
Trattamento di
Riabilitazione post operatoria e post traumatica
Assistenza domiciliare

 

Tel. 02-9818568 - 348-0500679

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